Anno 2025

 

Variabili comportamenti

 

«Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità,

se non provoca male a qualcuno,

se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire».

Buddha,

nato Siddhārth Gautama,

monaco, filosofo, mistico e asceta indiano,

dai cui insegnamenti è sorto il Buddismo,

una delle più importanti figure spirituali e religiose dell’Asia e del mondo,

(Lumbini, tra il 566 a.C. – Kushinagar, 486 a.C., date approssimative).

 

Non è raro assistere a buffi litigi tra bambini, simili a forti escursioni termiche tra giorno e notte, peculiari del clima equatoriale ed oggi tipiche dei nostri periodi estivi. Sono discussioni estemporanee che, per lo più, sgorgano dal nulla, divampano improvvisamente, bruciano in fretta e si spengono con la stessa rapidità.

 

«Si discute più per puntiglio che per necessità», rivela un proverbio. I motivi, infatti, che inducono i ragazzini alla tensione sono assurdi e svariati, come cambiare le regole di gioco mentre si trovano in svantaggio, pretendendo che il proprio amico le accetti, oppure arrabbiarsi perché il compagno riceve un un po’ di bevanda in più nel bicchiere o trae una patatina più grande dal sacchetto… Il bimbo, quindi, che si ritiene leso repentinamente, a braccia conserte, dichiara: «Non ti parlo più per tutta la vita». Si tratta, provvidenzialmente, di un’affermazione che, di solito, dura pochi secondi o al massimo qualche minuto.

 

Spunta, di conseguenza, un altra movenza tipica dei ragazzini, che consiste nell’unire, incrociare e stingere, l’uno contro l’altro, i mignoli della loro mano destra per convalidare pace o tregue. Questo rito, in genere, è accompagnato da una formula verbale, una sorta di filastrocca, che suggella l’accordo raggiunto.

 

La bellezza dei bisticci tra ragazzini risiede nella loro assoluta mancanza di rancore a lungo termine.

 

Accade anche a noi adulti di ritrovarci coinvolti in diverbi. L’ approccio con il nostro avversario, però, non è quasi mai quello di troncare la disputa quanto, piuttosto, d’incalzala con foga esasperando la polemica con nuove argomentazioni e provocazioni, come ricorda il filosofo statunitense Amos Bronson Alcott1: «Molti sanno discutere, pochi conversare». È impulso irrefrenabile, come tormenta all’impazzata che, prima di  provocare sfacelo, tutto oscura.

 

È lo stesso principio che vale per acqua, vino ed olio: l’agitazione li rende torbidi, mentre la quiete restituisce loro nuova trasparenza, permettendo a sedimenti e impurità di decantare sul fondo.

 

Virtù propizie da praticare in casi di battibecchi, dunque, sono pazienza, silenzio, ascolto, dialogo e confronto, che non reprimono le nostre emozioni, ma le arginano, donandoci equilibrio, armonia e serenità interiore.

 

Non abituiamoci a zuffe sempre più offensive, dove prevale disprezzo verbale e incapacità d’interlocuzione. La Sacra Scrittura, nei riguardi della rettitudine, ci svela che «ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira» (Gc 1,19). Seguiamo l’esempio dei bambini: il loro ego si rigenera istantaneamente, offrendoci un prezioso insegnamento di resilienza e spensieratezza.

 

Ruvo del Monte, 13 luglio 2026.

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1  Amos Bronson Alcott, (Wolcott, 29 novembre 1799 – Boston, 4 marzo 1888), è un educatore, insegnante e filosofo statunitense. È il fondatore della comunità utopica conosciuta come Fruitlands e per aver aderito alla filosofia trascendentalista.

 

Pubblicato lunedì 13 luglio 2026, alle ore 18:30.

 

 

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