Pazienza

 

«Il tempo e la pazienza possono più della forza o della rabbia».

Jean de La Fontaine,

scrittore, favolista e poeta francese,

(Château–Thierry, 8 luglio 1621 – Parigi, 13 aprile 1695).

 

«Non c’è nulla di più forte di quei due combattenti là: tempo e pazienza».

Da Guerra e pace

di Lev Nicolàevič Tolstoj,

scrittore, filosofo, educatore e attivista sociale russo,

(Jasnaja Poljana, 9 settembre 1828 – Lev Tolstoj, fino al 1918 Astapovo, 20 novembre 1910).

 

Alcuni giorni fa, trovandomi in fila ad uno sportello per svolgere una commissione, improvvisamente assito ad un’infuocata discussione. Sono inizialmente coinvolti il pubblico dipendente e l’utente richiedente la pratica e dopo pochi secondi, quasi senza rendermene conto, più persone dall’una e dall’altra parte, ambosessi e di varie fasce d’età. Si crea un assembramento caotico, che sfocia quasi in rissa tra due fazioni opposte, per fortuna, divise da parete e vetro.

 

Sono costretto, mio malgrado, ad ascoltare efferate volgarità, alternate tra lingua italiana e vernacolo locale, nonché scorgere alcuni volti sempre più rabbiosi che, atto ancora più grave, sembrano esprimere rancore e vendetta. Sono inorridito, indignato e attonito da quest’autentica scena ripugnante, tanto che porgere un modesto invito alla calma appare surreale.

 

Questi disumani episodi, spesso generati da futili motivi, sono sempre più frequenti, perché abbiamo accantonato o peggio dimenticato, se non quasi dissolto, educazione, rispetto, cortesia, garbo, solidarietà e disponibilità. Non siamo più disposti ad ascoltare, comprendere e attendere.

 

Siamo diventati estremamente egoisti, individualisti, non di rado narcisisti e sempre più vulnerabili alla pazienza. Dimentichiamo che «Chi è paziente ha grande prudenza, / chi è iracondo mostra stoltezza» (Prv 14,29). Inveiamo abitualmente verso tutti perché, fino allo spasimo, pretendiamo i nostri diritti e siamo reticenti a compiere i nostri doveri, e perché desideriamo tutto, anche il superfluo, in tempi ristretti. Imprechiamo, come se non bastasse, quando l’attesa è lunga o verso chi, legittimamente, ci precede in fila se non è celere a compiere le sue faccende.

 

La pazienza è una virtù che deturpiamo sempre più in questi nostri tempi tanto moderni quanto foschi, disordinati, superficiali, fragili, urlati, frenetici, livori e ambigui, dove tutto sembra urgente e ogni attimo è soffocato da rapidità.

 

Qualora ci soffermassimo ad osservare la natura, con le sue cadenze stagionali e le sue gestazioni che si protraggono per lunghi mesi prima di schiudersi sulla nostra vita, scopriremo proprio come sia necessario il valore dell’attesa: «Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge» (Gc 5,7).

 

Tra le ricorrenti testimonianze d’arti visive sulla pazienza, in particolare pittura e illustrazioni a stampa, abbiamo l’Allegoria della pazienza. Il dipinto ad olio su tela, negli anni attribuito da studiosi a diversi autori, è attualmente riconosciuto come capolavoro ideato dall’artista italiano Giorgio Vasari1 ed eseguito dal suo allievo spagnolo Gaspar Becerra2. Il quadro ritrae in piedi una donna, con la caviglia incatenata ad una roccia, la quale attende, con perentoria pazienza, che da un orologio ad acqua a forma di vaso, poggiato sullo stesso masso, sgorghino necessarie gocce che, con il loro stillicidio, corrodano la pietra per restituirgli la libertà.

 

La saggezza dello scrittore tedesco Hermann Hesse3, ancora, affiora come sublime e pacato richiamo alla pazienza: «La pazienza è la cosa più difficile per lo spirito. Ma è la cosa più difficile e l’unica che valga la pena imparare. Tutto ciò che è natura, sviluppo, pace, prosperità e bellezza nel mondo si basa sulla pazienza; ci vuole tempo, silenzio, fiducia».

 

«Tempo e pazienza fanno più che forza e dispetto» ci rammenta un bel modo di dire, sovente pronunciato dai nostri nonni, che noi abbiamo quasi dimenticato.

 

Un antico e popolare proverbio, la cui origine precisa è dibattuta da paremiologi, sostiene che «La pazienza è la virtù dei forti». La pazienza, infatti, è una disposizione d’animo, abituale o corrente, congenita al nostro carattere o frutto di volontà e autocontrollo, incline ad accettare e sopportare con tranquillità e moderazione, avversità, sofferenze, mali, disagi, molestie e difficoltà di vita, senza reagire con invettiva e violenza. Quest’autogestione di stress e frustrazione ci consente d’essere fiduciosi, sereni, lungimiranti, determinati, coerenti, costanti, perseveranti, tolleranti, accoglienti, inclusivi e coraggiosi.

 

Praticare tali virtù non significa arrendersi alla sopportazione, ma incarnare soluzioni che conducono a tale virtù. Vivere fermamente in questa condotta non è atteggiamento di rassegnazione e debolezza, ma stimolo che genera positività per affrontare ostacoli.

 

La pazienza, insomma, è una qualità importante che, in forma implicita, preziosamente racchiude con sé altre virtù, significati e valori imperituri.

 

Per imparare l’arte della pazienza ci vuole pazienza.

 

Ricordiamoci una cosa semplice, ma fondamentale: non possiamo cambiare le persone dal carattere scontroso ma, rispettando regole fondamentali di convivenza civile, affrontarle con pazienza, forza interiore vigorosa, ironica e misteriosa.

 

Ruvo del Monte, 28 gennaio 2026.

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1 Giorgio Vasari, (Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574), è un pittore, architetto e storico dell’arte italiano.

2 Gaspar Becerra, (Baeza, 1520 circa – Madrid, 18 febbraio 1568), è uno scultore e pittore spagnolo.

3 Hermann Hesse, (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962), è uno scrittore, poeta e pittore tedesco, naturalizzato svizzero, Premio Nobel per la letteratura nel 1946.

 

Pubblicato mercoledì 28 gennaio 2026, alle ore 18:30.

 

 

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