Malessere giovanile
«La noia è la più sterile delle passioni umane.
Com’ella è figlia della nullità, così è madre del nulla:
giacché non solo è sterile per se, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina».
Giacomo Leopardi,
filosofo, poeta, scrittore e filologo italiano,
(Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837).
Le recenti cronache mediatiche, ancora una volta, documentano atti vandalici compiuti da giovani.
Ho subito pensato, per questi adolescenti, a due sostantivi femminili: noia e monotonia, derivanti da pigrizia, demotivazione, disimpegno, egoismo e solitudine. Queste condizioni psicologiche, presenti in alcuni ragazzi, sfociano in foga dissennata, pessimismo, indolenza, frustrazione e rassegnazione verso un misero destino.
Tutti manifestiamo sgomento dinanzi a giovani annoiati e insoddisfatti della propria vita che commettono barbarie, devastando scuole che frequentano, deturpando monumenti di luoghi in cui vivono, lanciando pietre da cavalcavia presenti nella loro zona o dando fuoco a barboni delle proprie città.
Il nostro timore, però, verso questi bersagli di rancore, ciechi e rituali, non può solo esprimersi al momento condannando tale piaga sociale, che rappresenta il fallimento di un’epoca, e celarci, poi, in atteggiamenti taciti, avulsi e cinici. I vantaggi del disinteresse, come tutte le scuse accampate, sono molteplici, soprattutto se siamo ossessionati da carriera, successo e fama, ma ozio e reticenza ci rendono conniventi di gesti ingiusti e vergognosi.
Non permettiamo che l’altrui condotta deformi la nostra: rimaniamo saldi nei nostri principi e lasciamo che sia sempre luce a risplendere dove altri accennano tenebra.
Occorre tanta pazienza e costanza per offrire una sferzata benefica contro assopimento di luoghi comuni, deriva d’opinione dominante, banalità di vita comoda e superficiale e adulazione servile per interessi personali, altrimenti ogni cosa è ingiustizia beffarda, malcostume endemico e mistificazione.
Tutti abbiamo modeste potenzialità che, spesso, lasciamo rinsecchire senza sfruttarle. Dedichiamo, con attenzione, prudenza e rispetto, un po’ del nostro tempo all’ascolto degli adolescenti. Dispensiamo loro, con onestà intellettuale ed emotiva, qualche umile consiglio, non come atto ordinario o formale, ma come incontro inclusivo, cordiale, fraterno e amicale.
Non ci appaia logoro, o antico, proporre a questi nostri ragazzi virtù come sacrificio, rinuncia, moderazione, dedizione, generosità, carità e disinteresse, perché è proprio da questi valori che, meravigliosamente, sbocciano affetto, passione, serenità interiore e significato fecondo di un’esistenza.
Riaccendiamo focolari che debellano insensibilità, distacco, cattiveria, odio e sguaiatezza, propagando il calore dell’amore. L’amore, in questo modo, è sublime verità elevata a giustizia, uguaglianza, fraternità e comunione d’ogni bene. È, inoltre, coinvolgimento che favorisce nei giovani libertà autentica e creatrice, per superare il senso di nullità e divincolarsi dalla trappola dell’apatia, che rischia di soccombere in depressione.
Aiutiamo sempre, secondo le nostre forze e possibilità, chi ha in sé grumi d’acredine ed amarezza ad abbandonare l’uomo vecchio e a rivestirlo dell’uomo nuovo (cfr. Ef 4,22–24).
Il Mahatma Gandhi1, con la bellissima poesia Prendi un sorriso, inno all’altruismo e all’amore incondizionato, suggerisce ciò che possiamo realizzare ovunque, esprimendo questi enfatici e metaforici versi: «Prendi un sorriso, / regalalo a chi non l’ha mai avuto. / Prendi un raggio di sole / fallo volare là dove regna la notte. / Scopri una sorgente / fa bagnare chi vive nel fango. / Prendi una lacrima, / posala sul volto di chi non ha pianto./ Prendi il coraggio, / mettilo nell’animo di chi non sa lottare. / Scopri la vita, / raccontala a chi non sa capirla. / Prendi la speranza, / e vivi nella sua luce. / Prendi la bontà, / e donala a chi non sa donare. / Scopri l’amore, / e fallo conoscere al mondo».
Ruvo del Monte, 14 febbraio 2026.
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1 Mahatma Gandhi, nato Mohāndās Karamchand Gāndhī, (Porbandar, 2 ottobre 1869 – Nuova Delhi, 30 gennaio 1948), è un politico, filosofo e avvocato indiano. L’appellativo onorifico Mahatma, in India, è riservato e persone di grandissimo prestigio religioso e morale; Mahatma in sansicrito significa grande anima, traducibile come venerabile e correlabile al termine occidentale santo.
Pubblicato sabato 14 febbraio 2026, alle ore 13:00.
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