La straordinaria forza degli anziani

 

«La sofferenza è forse l’unico mezzo valido per rompere il sonno dello spirito».

Saul Bellow,

scrittore canadese, naturalizzato americano,

premio Nobel per la letteratura nel 1976,

(Lachine, 10 giugno 1915 – Brookline, 5 aprile 2005).

 

Ricevo sempre importanti e stimolanti lezioni di vita, in questo mio piccolo paese, nelle tante umili e cordiali visite che compio a miti anziani. Apprezzo la loro esemplare semplicità, tranquillità, adattabilità e saggezza, così come ammiro la loro magnificente vigoria di spirito e l’estrema custodia e rispetto del gusto della vita. Mi sorprende molto, inoltre, l’immane fede che hanno in Dio e nella Sua infinita misericordia. Sono persone che, come i miei stimatissimi nonni di venerata memoria, manifestano una straordinaria e commovente bellezza interiore, pur affrontando molteplici e difficili problemi, perché sofferenti, fisicamente e moralmente, malati e, talvolta, soli.

 

È la somma di queste tre condizioni fisiche e psicologiche a renderci consapevoli dei nostri limiti e della nostra caducità, facendo decadere un certo senso d’onnipotenza che, un po’ in tutti, prevale soprattutto in età giovanile.

 

Ci rendiamo conto che nonostante migliorino le condizioni sociali ed economiche e, rapidamente, progredisca la ricerca scientifica, neppure medici altamente competenti e specializzati possono salvarci, tanto da dolenza quanto più da morte.

 

Gli anziani, dinanzi a tale angosciosa realtà, desiderano ricevere accoglienza, affetto premuroso, discreto e grato da familiari e coetanei, come se ritornassero bambini e riscoprissero la bellezza dell’essere amati e considerati, ritrovando protezione e coccole.

 

Non disprezziamo la terza età, tanto da indurre gli anziani a chiedersi se la loro esistenza sia ancora utile, soprattutto dopo il loro pensionamento. Escluderli dai nostri rapporti sociali, anziché considerarli parte integrante, significa essere irrispettosi nei loro confronti e irriconoscenti verso il loro passato, le cui radici sono immerse anche nella nostra contemporaneità che stenta a riconoscere la propria memoria storica.

 

Agli anziani, invece, piace tanto rimembrare e riflettere su tappe esistenziali ed evocare lieti eventi e vicissitudini segnate da tribolazioni, che temprano la loro personalità fino all’ultimo percorso vitale. Sorridiamo, dunque, con i nostri anziani e, per quanto è possibile, ascoltiamo, dialoghiamo, confrontiamoci e discutiamo con loro. Nel sapiente Libro del Siracide leggiamo: «Non trascurare i discorsi dei vecchi, / perché anch’essi hanno imparato dai loro padri» (Sir 8,9).

 

È, infatti, proprio grazie agli anziani che tutti possiamo trarre preziosi insegnamenti e consigli: «Quanto s’addice il giudicare ai capelli bianchi / e agli anziani il saper dare consigli!» (Sir 25,4), perché negli anziani v’è sapienza (cfr. Gb 12,12), frutto di coraggio ed esperienze. La Sacra Scrittura, ancora, rivela: «Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, onora la persona del vecchio» (Lv 19,32).

 

Un noto proverbio senegalese afferma che «Il giovane cammina più veloce, ma l’anziano conosce la strada», evidenziando che fermezza mentale, maturità e senno accumulati nel tempo rendono l’anziano guida sicura e gagliarda, sebbene la forza fisica diminuisca con l’età.

 

Per gli anziani che vedono il proprio corpo seviziato e decadere in forma umiliante ed enigmatica a causa di malesseri, sebbene non sia affatto facile, è indispensabile non perdere la speranza e trasformare inquietudine e disperazione in accettazione serena.

 

I filosofi Epicuro1 e Lucio Anneo Seneca2 suggeriscono agli anziani di prepararsi alla morte non con terrore ma, consapevoli della propria condizione mortale, accettando la fine come parte naturale della vita.

 

Come non pensare al patriarca e profeta Mosè3 che, conscio della propria gracilità e riconoscendo la vita come dono prezioso e limitato, si pone  alla ricerca di conoscenza e senso di vita, sfuggenti alle sue ristrette possibilità di comprensione, invocando l’Eterno Dio con questa preghiera: «Insegnaci a contare i nostri giorni / e acquisteremo un cuore saggio» (Sal 90,12).

 

Le religioni, oltre limiti visibili e totalmente comprensibili, su questi delicati aspetti umani rivelano profondità nel divino. Il Cristianesimo, in particolare, annuncia la presenza di Dio che, nella debolezza del patire, condivide fragilità, sofferenza e morte con l’umanità per redimerla, espressione di sublime amore.

 

L’uomo è immerso nel tempo, nel quale nasce, vive e muore e Gesù si fa uomo tra uomini unendo inizio e fine. È quanto durante la Veglia Pasquale nella notte santa (cfr. Es 12,42)4, Domenica di Pasqua «Risurrezione del Signore», solennemente il celebrante proclama: «Cristo ieri e oggi / Principio e Fine / Alfa e Omega»5, incidendo sul cero pasquale una croce e le due lettere dell’alfabeto greco. Croci e caratteri ellenici, spesso, li vediamo scolpiti su tante lapidi di tombe, rispettivamente indicanti fede, speranza nella risurrezione, promessa di vita eterna, data di nascita e morte del defunto, principio e fine della sua vicenda terrena. «A lui» [Cristo], prosegue ancora il celebrante nella Veglia, «appartengono il tempo / e i secoli», come il dono della vita umana nello sconfinato orizzonte dell’immortalità.

 

Ruvo del Monte, 27 febbraio 2024.

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1 Epicuro, in greco antico Ἐπίκουρος, Epíkouros, “alleato” o “compagno soccorritore”, in latino Epicurus, (Samo, 10 febbraio 341 a.C. – Atene, 270 a.C.), è un filosofo greco antico;

2 Lucio Anneo Seneca, (in latino Lucius Annaeus Seneca; Corduba, 4 a.C. – Roma, aprile 65), è un filosofo, drammaturgo e politico romano.

3 Mosè, (Goscen, 1200 a.C. circa – Monte Nebo, 1100 a.C. circa), è un patriarca e profeta dell’Antico Testamento, venerato santo da tutte le Chiese cristiane che riconoscono il culto dei santi.

4 e 5 Conferenza Episcopale Italiana, Messale Romano, Riformato a norma dei Decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II promulgato da Papa Paolo VI e riveduto da Papa Giovanni Paolo II, 3a edizione 2020, Ristampa 2021, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, Roma, 2020, Libreria Editrice Vaticana, Dicastero per la Comunicazione, Grafiche Mariano S.r.l. con Felice Maggioni, Rilegatura e confezione I.G.F. S.p.A., Domenica di Pasqua «Risurrezione del Signore», Veglia Pasquale nella notte santa, pag. 169 e 170.

 

 

Pubblicato venerdì 27 febbraio 2026, alle ore 19:30.

 

 

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