Viaggio in Bosnia
«Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira,
la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere».
Henri Cartier–Bresson,
fotografo francese,
esponente della fotografia umanista.
È considerato pioniere del fotogiornalismo.
(Chanteloup–en–Brie, 22 agosto 1908 – Céreste, 3 agosto 2004).
“Viaggio in Bosnia” è il titolo di un reportage fotografico realizzato in Bosnia–Erzegovina da Aldo Marinetti1 che, dal 12 al 21 maggio 1995, ha vissuto con rifugiati di guerra in un campo–profughi, nel corso di una missione umanitaria promossa da un’associazione cattolica.
La mostra è organizzata dai soci dell’Azione Cattolica Parrocchiale di Ruvo del Monte, di cui sono modesto fondatore e indegno primo presidente, grazie alla generosa disponibilità di Aldo Marinetti che, senza compenso, ha messo a disposizione le foto inserite all’interno di pannelli in compensato e vetro. È ospitata, dall’8 al 18 agosto 1996, al primo piano dei locali parrocchiali di ministero pastorale nella sala centrale che umilmente, magari insieme agli amici della locale Azione Cattolica, desidero proporre al Parroco2 di dedicare al giovane venerabile redentorista Domenico Blasucci3, missionario di pace. Pace e concordia tra popoli è la riflessione collettiva che, vivamente, gli organizzatori auspicano di stimolare e sensibilizzare nei fruitori della rassegna fotografica, ammonendoli su quanto vita e dignità umana siano fragili.
L’esposizione, gratuitamente aperta a tutti, non si limita ad una semplice rassegna di tendenza, ma mira a descrivere vicende e situazioni sociali complesse verificatesi dopo la proclamazione dell’indipendenza della Bosnia–Erzegovina nei territori dell’ex Jugoslavia, nel periodo che va dal 6 aprile 1992 al 14 dicembre 1995. Miseria, paura, ipocrisia, dolore, degrado ambientale e scarse condizioni igienico–sanitarie scorrono nella sofferta proiezione di figure che ben trasmettono drammatiche efferatezze di una guerra civile, caotica e sanguinosa, scatenata dai serbo–bosniaci a danno di croati e musulmani. È un conflitto interetnico come tanti, dove si consumano le barbarie più profonde in luoghi geograficamente prossimi ad alcuni dei Paesi più avanzati del mondo.
Trentotto raffinate fotografie analogiche in bianco e nero ai sali d’argento, stampate su carta Kodak Professional Polymax dal formato di 30 x 40 cm, consentono al visitatore d’apprezzare dettagli di luoghi, paesaggi, volti e memorie. Sono vere e proprie icone d’atrocità, che soltanto un evento bellico genera, precedute da due panelli informativi, sempre aventi dimensioni di 30 x 40 cm.
Il percorso espositivo sequenziale, con sapiente osservazione originale, mostra:
– un repertorio di fori prodotti da proiettili che, come tarli infestanti, scavano alla rinfusa muri di costruzioni ed auto;
– un susseguirsi di chiese sventrate, edifici scheletriti, ponti abbattuti e cumuli di macerie che, spietatamente, cancellano storia, arte, cultura e tradizioni d’intere generazioni;
– il dilaniare del male che, crudelmente, colpisce mente e psiche di molti sopravvissuti, avvolgendoli in un vuoto senza fine;
– l’infinito controsenso del sorriso di una donna, vivacizzato dalla presenza di una rosa strettamente trattenuta fra le mani, e lo sfondo grigio e funesto di un prato colmo di lapidi e croci allineate, trasformato in misero cimitero;
– la vittoria di giovani profughi che, saldamente abbracciati, inseguono la speranza di un futuro migliore;
– il silenzio profondo, mirabilmente trasmesso dal fotografo, che pervade l’animo dell’osservatore e lo sprona a riflettere sull’autentico significato del diritto alla vita.
Aldo Marinetti cura la realizzazione dell’intero processo fotografico monocromatico in modo tradizionale: con la macchina da presa imprime fotogrammi sulla pellicola che, nella camera oscura, sviluppa su carta fotosensibile con uso misurato di mascheratura per il controllo di chiaro/scuri, senz’apportare alcun intervento di ritocchi post–produzione. Attento e sensibile interprete della realtà storica, fugge dal sensazionalismo e difende l’integrità dei propri scatti fotografici, donando prestigio all’immagine di reportage e rendendo le fotografie comprensibili a tutti. Analizza drammi e tormenti di un popolo che innalza una vibrante protesta contro un destino ingiusto e spietato. Afferra l’immagine nei momenti decisivi di un avvenimento e la fissa rapidamente sull’obiettivo trasformandola in opera d’arte. «Mette sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore…», fermando l’attimo del tempo vissuto, per cogliere l’espressione più autentica di quanti desiderano preservare bellezze artistiche e naturali del proprio paese dalle aggressioni del tempo, incoscienza e ferocia degli uomini. È proprio vero quanto asserisce il grande Albert Einstein4: «Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo la prima ho dei dubbi».
Ruvo del Monte, 8 agosto 1996.
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1 Aldo Marinetti, (Geelong, 9 febbraio 1962). È docente di fotografia, editoria elettronica, grafica e comunicazione pubblicitaria in corsi di formazione professionale.
2 Reverendo Don Gerardo Gugliotta, (Muro Lucano, 28 luglio 1943). È ordinato presbitero il 30 marzo 1968. È parroco di Ruvo del Monte dal 7 ottobre 1981.
3 La sala centrale ubicata al primo piano dei locali parrocchiali di ministero pastorale di Ruvo del Monte è dedicata al venerabile Domenico Blasucci dal 2 novembre 1996, giorno del 244° anniversario della sua nascita in cielo, su invito rivolto al Parroco dai soci della locale Azione Cattolica Parrocchiale che, ottenuta l’approvazione, hanno provveduto all’acquisto ed affissione, all’ingresso della sala, di un’apposita targa in metallo. Il venerabile Domenico Blasucci, (Ruvo del Monte, 5 marzo 1732 – Materdomini di Caposele, 2 novembre 1752), è uno studente professo della Congregazione del SS. Redentore. È proclamato Venerabile da papa san Pio X il 23 maggio 1906.
Per informazioni sul venerabile Domenico Blasucci si veda il sito web www.domenicoblasucci.it.
4 Albert Einstein, (Ulma, 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955), è un fisico tedesco, naturalizzato svizzero e statunitense, premio Nobel per la fisica nel 1921.
Questa mostra fotografica, la sera del 18 agosto 1996, è anche stata visitata dalla nota cantautrice italiana Fiordaliso, pseudonimo di Marina Fiordaliso (Piacenza, 19 febbraio 1956), presente a Ruvo del Monte per esibirsi in concerto alla festa del protettore San Donato Martire. L’artista di musica pop e soul, apponendo la sua firma sul registro delle presenze, ha rivolto ai soci dell’Azione Cattolica Parrocchiale un gradevole invito scrivendo: «Fate sempre qualche cosa per gli altri».
Pubblicato sabato 8 agosto 2026, alle ore 00:05.
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