Ieri, oggi e domani: sinfonia di giorni
«La fine è l'inizio di tutte le cose, soppresse e nascoste,
in attesa di essere liberate attraverso il ritmo del dolore e del piacere».
Jiddu Krishnamurti,
filosofo, mistico e oratore apoloide, in origine di nazionalità indiana,
(Madanapelli, 12 maggio 1895 – Ojai, 17 febbraio 1986).
È trascorso un altro anno e siamo giunti alle ultime ore del 2025.
I fragorosi festeggiamenti che, gioiosamente, ci apprestiamo a vivere nelle nostre case o in locali ricettivi con familiari, parenti, amici e conoscenti, questa sera con veglioni e per l’intera giornata di domani con pranzi e giochi di gruppo, ci accompagnano nell’attraversamento dal vecchio al nuovo anno sociale. Il simbolico confine tra passato e futuro, che desideriamo felice, festoso e colorato, è la mezzanotte, quando inizia il Capodanno.
Capodanno è tra i giorni festivi più celebrati in quasi tutti i paesi del mondo. È festa osservata l’1 gennaio come primo giorno del nuovo anno, capo dell’anno, secondo il calendario gregoriano introdotto da papa Gregorio XIII1 con Bolla “Inter gravissima” del 24 febbraio 1582, in sostituzione al precedente calendario giuliano promulgato da Gaio Giulio Cesare2 nel 46 a.C., in cui la festa era fissata l’1 marzo.
Tra oggi e domani, come sempre, critichiamo e accantoniamo ciò che non ci è piaciuto negli ultimi dodici mesi, forse anche un po’ suggestionati da mezzi di comunicazione di massa, perché capodanno rappresenta un momento di transizione, rinnovamento e speranza, ricco di metafore psicologiche e sociali.
I rituali che accompagnano questo passaggio con cui ci ritroviamo ad augurarci salute, affetti, lavoro, carriera, soddisfazione, successo, fama, tranquillità, armonia, letizia, denaro, buona sorte, eventi propizi e ogni genere d’abbondanza e prosperità nel nuovo anno, particolarmente in Europa, consistono nel mangiare lenticchie, cotechino, zampone e uva, brindare con spumante, baciarsi sotto il vischio e, finanche, effettuare spettacoli pirotecnici; indossare abiti prevalentemente di colore rosso, se non totale almeno parziale come biancheria intima, ma anche blu o verde, realizzati con tessuti di lana merinos, velluto, pizzo, paillettes e gioielli in oro, argento o bigiotteria.
Questi tradizionali gesti evidenziano desideri e bisogni di trasformazione e miglioramento. Ci auspichiamo, infatti, che sia «Anno nuovo, vita nuova» utilizzando un celebre proverbio italiano che rivela l’esigenza di liberarci da ciò che consideriamo logoro. Il 31 dicembre, giorno di san Silvestro I, papa3, in alcuni casi, gettiamo via qualcosa dalle nostre case, come stoviglie, ed accogliamo ciò che è novello a decorrere dal giorno di Maria Santissima Madre di Dio, 1 gennaio.
Il nome Gennaio deriva da una delle divinità più antiche e importanti della storia romana, latina e italica, Giano bifronte. A questo dio con due volti rivolti in direzioni opposte, uno al passato e l’altro al futuro, è dedicato proprio il periodo di graduale aumento della luce solare e del cambiamento dal vecchio al nuovo anno. Giano, appunto, è dio delle porte, ianua in latino, e dei transiti materiali e spirituali, di ciò che è stato e ciò che sarà, ossia continuità tra epilogo e principio, capacità di presiedere mutamenti e cicli, inclusi quelli di mesi ed anni, chiudere con ciò che è obsoleto ed aprire con ciò che è innovazione. L’espressione Giano bifronte, ai nostri giorni, indica una persona che mostra doppia faccia, essendo ipocrita e disonesta.
È, invece, con autentica lealtà intellettuale che, tra fine ed inizio anno nuovo, dovremmo vagliare l’impiego del nostro tempo, che è denaro sostiene un noto proverbio in uso in tutto il mondo. È importante valutare esperienze vissute e problemi affrontati, esaminare difficoltà superate e traguardi conquistati e, soprattutto, analizzare come ciò che ci circonda possa averci condizionati nel bene e, purtroppo, anche nel male.
Questa ponderata riflessione è momento di grande crescita personale perché:
– consente di pensare al passato e imparare dagli errori compiuti, con l’augurio di nuovi entusiasmi, motivazioni e slanci;
– concede gratificazioni per tutte le cose che hanno arricchito e abbellito la nostra vita;
– permette di proiettarci nel futuro con rinnovata speranza, fermezza e positività.
Ricordiamoci che la vita è pressoché sempre la stessa e che, principalmente, siamo anche noi a dipingerla tanto con le nostre angosce e infelicità quanto con le nostre soddisfazioni e successi.
Gli anni trascorrerebbero tutti uguali se non avessimo coraggio e determinazione di mutamento e se, costantemente, non trovassimo forza e perseveranza d’estendere i nostri orizzonti verso l’infinito… «Chi si ferma è perduto» ci rammenta un detto popolare. Ansie, dubbi, incertezze, perplessità e sogni, che non sempre ci fanno dormire bene la notte, sarebbe opportuno tramutarli in realtà in questi nostri tempi tanto turbolenti.
Ricordiamoci dei sacri auguri per il nuovo anno, intrisi di particolare bellezza e ricchezza evocativa, che ci sono donati dallo stesso Dio, Signore del tempo e della storia (cfr. Is 46,9–10; Ap 1,8; 21,6; 22,13), attraversò Mosè, circa milletrecento anni prima di Cristo, con un’espressione biblica tratta dal Libro dei Numeri, quarto del Pentateuco4: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24–26). Auguriamoci, ancora, un nuovo anno che ci renda «saldi nella fede» (Col 2,7), «lieti nella speranza» (Rm 12,12) ed «operosi per mezzo della carità» (Gal 5,6).
Ruvo del Monte, 31 dicembre 2025.
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1 Gregorio XIII, nato Ugo Boncompagni, (Bologna, 1 gennaio 1501 – Roma, 10 aprile 1585), italiano, è il 226° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, dal 13 maggio 1572 fino alla sua morte. È considerato uno dei pontefici più importanti dell’età moderna, soprattutto per l’attuazione della Riforma cattolica e la riforma apportata al calendario civile che assume il suo nome.
2 Gaio Giulio Cesare, (Roma, 13 luglio 102 a.C. – Roma, 15 marzo 44 a.C.), è un generale, politico, scrittore, oratore e dittatore italiano. È considerato tra i principali promotori della transizione dalla Repubblica all’Impero romano per il suo potere militare, per l’attuazione di riforme politiche, quali ampliamento del Senato e leggi sociali, e per l’instaurazione della dittatura a vita.
3 Silvestro I, (Roma, 285? – Roma, 31 dicembre 335), è il 33° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, dal 31 gennaio 314 fino alla sua morte. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.
4 Il termine Pentateuco designa l’insieme dei primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico Numeri e Deuteronomio. La parola Pentateuco deriva dal greco ed è composta da pente che significa cinque e teuchos che, inizialmente, indicava l’astuccio cilindro che custodiva un rotolo e, successivamente, il suo stesso contenuto, cioè il rotolo; Pentateuco, quindi, significa Libro dei cinque rotoli.
Pubblicato mercoledì 31 dicembre 2025, alle ore 18:30.
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